Al cinema: War Horse.

War Horse è stato prima un romanzo per bambini del 1982 di Michael Morpurgo, poi riadattato a spettacolo teatrale da Nick Stafford, finché Steven Spielberg non ne ha fatto un epic movie holliwoodiano.
La storia probabilmente vi farà piangere sia di gioia che di tristezza. Ritrae due parti ben distinte dell’uomo – la follia e la cattiveria scaturite dalla guerra – ed i valori della lealtà e dell’amore in tutte le sue forme, sia quello di un genitore per i propri figli che dell’amicizia. Joey, il “Cavallo da guerra”, ci dimostra quanto gli animali siano meravigliosi ed assolutamente non privi di anima, come molti, ahimè, credono ancora. Il tutto, è sapientemente condito con le ambientazioni meravigliose delle campagne Inglesi e Francesi, e le musiche spettacolari di John Williams.

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Cortometraggio ispirato ad un videogame – Assassin’s Creed: Lineage.

Se siete fan del famosissimo gioco per PC e console, Assassin’s Creed II – e tutti quelli che seguono, appartenenti alla saga dell’Assassino Ezio Auditore da Firenze – non potete perdere una piccola perla: Assassin’s Creed Lineage. È una serie di tre cortometraggi di circa un quarto d’ora l’uno, prodotti tutti dalla Ubisoft – la stessa casa di produzione del videogame – nel 2009 e diretta dal regista Canadese Yves Simoneau. Il primo cortometraggio è stato pubblicato il 27 Ottobre 2009 su YouTube, ed infatti il film completo è reperibile sullo stesso sito (In lingua originale e non).

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Film in lingua originale: The Descendants (Paradiso Amaro).

Ritorno a parlarvi di Alexander Payne (a cui in un certo senso mi sono affezionata) che, a sette anni di distanza da Sideways, presenta al pubblico The Descendants, film distribuito nelle sale americane dalla Fox Searchlight Pictures nel Novembre del 2011 (mentre arriverà nelle nostre a partire dal 17 Febbraio), basato sul romanzo di Kaui Hart Hemmings dall’omonimo titolo.

Dopo averlo visto, ho cominciato a capire che se questo film è stato preso in considerazione dalle migliori associazioni cinematografiche, ciò non è dovuto alla presenza di particolari effetti speciali ma alle tematiche che tratta, alla recitazione dei suoi protagonisti e alla vicinanza che potremo sentire nei confronti dei problemi che loro si ritrovano ad affrontare. Se dovessi assegnare uno di questi riconoscimenti a questa pellicola, c’è una cosa di cui sono certa: Payne sarebbe meritevole di riceverne qualcuno per la sceneggiatura scelta ed elaborata, realizzata con la collaborazione di Nat Faxon e Jim Rash.

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Gotye e il suo camaleontico Making Mirrors

Avete presente quando si ha bisogno di scoprire qualche nuovo artista in ambito musicale? Ecco. Giorni fa mi sono fatta prendere dalla ricerca compulsiva su Youtube di band a me sconosciute. Ho ottenuto qualche risultato positivo, ma non era abbastanza. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, di originale. Così, per caso, mentre ero sintonizzata su BBC Radio 6, mi è capitato di sentire questo pezzo: 

Somebody that I used to Know possiede le tre “I”: è un brano intimo, intenso e insolito, nato dalla collaborazione di Wouter “Wally” De Backer a.k.a Gotye, cantautore e musicista pluristrumentista nato in Belgio ma residente in Australia da quando aveva due anni, e la sua connazionale Kimbra. Parla di un amore appena iniziato e interrotto al principio perché una delle due parti era poco coinvolta nella relazione. Però non vuole far finta di niente, continua a desiderare la vicinanza dell’altra persona, che invece ha deciso di chiudere i battenti. 

E’ una delle creazioni contenute nell’ultimo album di Gotye, Making Mirrors (il quale è preceduto da Boardface del 2003 e Like Drawing Blood del 2006), auto-prodotto dallo stesso artista e pubblicato nell’Agosto del 2011 dall’etichetta Eleven.

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Dopo Lost e Fringe: Alcatraz

« Il 21 marzo 1963, a causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale, non fu così in realtà. »

Il cast importante c’è. Il produttore più amato degli ultimi anni, pure. La trama intrigante, senza ombra di dubbio. La colonna sonora ansiogena non manca nemmeno. Gli ingredienti ci sono tutti per creare un nuovo telefilm cult, o per lo meno così sembra dopo aver visto i primi quattro dei tredici episodi che compongono la prima stagione di Alcatraz, la nuova creatura di J.J. Abrams (per i pochi che non lo sapessero papà di Lost e Fringe).

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Film in lingua originale: The Help.

Tratto dall’omonimo best-seller della scrittrice Kathryn Stockett, adattato e diretto da Tate Taylor, The help (2011) racconta i temi del razzismo e l’ipocrisia delle famiglie perbene degli Stati Uniti del sud, a Jackson, una cittadina del Mississippi, negli anni ‘60.  

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