Molto forte, Incredibilmente vicino

Il 23 maggio è approdato nelle sale italiane Molto forte, Incredibilmente vicino, film diretto dal regista britannico Stephen Daldry – noto anche per Billy Elliot, The Reader e The Hours –  sulla base dell’omonimo best-seller di Jonathan Safran Foer.

Negli anni abbiamo visto proiettare differenti film i quali raccontano, secondo diversi punti di vista, quello che è stato l’attentato alle Torri Gemelle. Solitamente a fare da protagonisti sono gli adulti insieme ai loro drammi per la perdita del proprio coniuge o dei propri figli. In questo film invece possiamo osservare il percorso di lutto di un bambino il quale non farà altro che appoggiarsi segretamente ai sei messaggi lasciati da suo padre nella segreteria telefonica nel corso della tragedia.

Oskar Schell (Thomas Horn) ha undici anni, è intelligente, e a volte lo è così tanto da reputarsi “strano” e ritenere di avere l’Asperger. Passa le sue giornate andando a scuola, facendo Taekwondo e risolvendo insieme a suo padre Thomas (Tom Hanks) dei misteri sulla sua città, New York.

L’11 settembre 2001 le sue abitudini vengono interrotte: suo padre si trova in una delle due torri per un meeting lavorativo e rimane coinvolto personalmente nella tragedia. Appena Oskar ritorna a casa, ascolta i messaggi nella segreteria telefonica e non riesce a rispondere al sesto tentativo del padre di mettersi in contatto con lui. Riecheggia un “are you there?” di una voce tremante contornata da grida di disperazione. Il bambino, una volta terminata la chiamata, corre via ad acquistare una nuova segreteria telefonica dello stesso modello perché vuole tenere quella vecchia tutta per sé, per poter ascoltare sino allo sfinimento le ultime parole pronunciate dal padre.

Da quel momento, Oskar vive in mezzo ai silenzi con sua madre (Sandra Bullock) e ai discorsi via ricetrasmittente con sua nonna (Zoe Caldwell) sino a quando, un giorno, non decide di rovistare tra le cose nell’armadio di suo padre. Fa cadere per sbaglio un vaso blu e trova una bustina marrone con sopra scritto ‘Black’ con all’interno una chiave, ed una pagina strappata di giornale in cui sono state cerchiate tre parole: ‘not stop looking’. Comincia a pensare senza sosta e a credere che probabilmente quella chiave può dargli delle risposte e Black dev’essere per forza un cognome. E’ così che prende in prestito gli elenchi telefonici della città al portinaio del palazzo in cui vive, cerca gli indirizzi di tutti coloro che portano quel cognome e progetta in un anno di andare a visitarli tutti, trascorrendo almeno cinque minuti con ciascuno di loro e ricordandoli attraverso degli scatti fotografici. Inizialmente svolge la sua operazione in solitudine, ma poi viene aiutato da un misterioso uomo muto che vive a casa di sua nonna (Max von Sydow), detto “L’affittuario”, il quale risponde alle molteplici domande del bambino attraverso i “si” e i “no” stampati sulle sue mani e a dei bigliettini.

La sceneggiatura è stata realizzata da Eric Roth, lo stesso scrittore che ha riadattato per il grande schermo Forrest Gump. Incredibile la cura in ogni dettaglio per il personaggio di Oskar, che porta anche chi non ha letto il libro da cui è stata tratta la pellicola ad avvicinarsi al mondo letterario di Foer, conosciuto anche per Ogni cosa è illuminata. Ottima l’interpretazione di Thomas Horn, e non è da meno quella dei due grandi del cinema contemporaneo, Sandra Bullock e Tom Hanks. Ma la recitazione del primo citato è davvero notevole per uno della sua età: talvolta è talmente bravo ad interpretare emozioni così forti da farci sentire il piccolo Oskar ancora più vicino. Ciascuno di noi può rivedersi in questo personaggio, il quale, dopo la vicenda del padre, è riuscito con forza a mettere da parte le sue fobie e ad affrontare il mondo pur di trovare un senso a questo lutto. E le sue avventure lo riporteranno ad un rompicapo che si è presentato all’inizio del film, lasciandoci, grazie anche alla maestria di Daldry nella fotografia, senza fiato.

Trailer:

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