Another Earth (2011)

Che emozione provereste alla sola idea di osservare ad occhio nudo la presenza nell’universo di un’altra Terra, soprattutto se questa fosse uguale alla nostra?

E’ questa la riflessione sulla quale lo sceneggiatore e regista Mike Cahill insieme a Brit Marling – che veste il ruolo di protagonista principale di questa pellicola – ha basato Another Earth, film indipendente americano del 2011, vincitore del Premio Alfred P. Sloan al Sundance Film Festival, che in Italia è stato distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 18 maggio.

Rhoda Williams (Brit Marling) è una semplice liceale che la sera in cui scopre di essere stata ammessa al MIT va a festeggiare la notizia con altri suoi coetanei ad un party. Lungo la via del ritorno, si lascia incantare non solo dalla bellezza del cielo notturno in schiarita ma anche dall’imminente presenza di quella Terra 2 che gli astrofisici avevano appena scoperto. Così, mentre guida, si affaccia al finestrino e va a finire contro un’auto ferma allo stop. Una volta risvegliatasi dall’incidente, scende dall’auto e scopre di aver ucciso una madre ed il suo bambino, e di aver provocato il coma del marito della donna, un importante professore universitario e musicista, John Burroughs (William Mapother – che i fan di Lost conoscono meglio come Ethan Rom).

La ragazza, per via di questo incidente, sconta una pena di ben quattro anni di prigione e quando esce ha l’aria di essere molto spaesata. Vive le sue giornate facendo le pulizie nel suo vecchio liceo, lasciandosi incuriosire dalle nuove scoperte astronomiche e dalla possibilità di poter fare un viaggio nello spazio e  visitare l’altra Terra. Così scrive una lettera nel sito ufficiale dell’evento e, nell’attesa di ricevere una risposta, decide di andare a scusarsi con John. Vedendo l’uomo in condizioni disastrose, ritorna indietro sui suoi passi e finge di essere una dipendente di un’impresa di pulizie, cominciando così ad entrare a far parte della sua vita.

Accadono tante altre cose in questa storia che per certi punti di vista rievoca nella mente dello spettatore le atmosfere di Melancholia di Lars Von Trier. Ma qui, più che di catastrofismo, si parla di una speranza nutrita per via della presenza di una Terra che potrebbe essere migliore, di un posto nel quale c’è una stessa versione di ciascun essere vivente che tutti vorrebbero incontrare.

Il regista ha saputo sfruttare al meglio la sua esperienza nel mondo documentaristico, sviluppando scene esplicative che facevano da contorno alle vicende incentrate sui personaggi di Rhoda e John. Ottima anche la fotografia, segno distintivo di un cinema indipendente attento ai dettagli. A colpire, inoltre, non è soltanto la presenza del genere fantascientifico, sempre più in voga negli ultimi vent’anni, ma di come all’interno di esso siano riusciti ad inserirsi gli enigmi presenti in ciascun essere umano – dai giovani incerti su ciò che può avvenire nel proprio futuro ad una riflessione sul tempo che scorre e sulla vita di ciascuno che scivola via con esso.

Trailer: 

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