Gli Infedeli (2012)

Ricordate il Jean Dujardin di The Artist? Ecco, scordatevelo. L’attore con la commedia francese Gli Infedeli ha fatto molto parlare di sé: mostra un suo lato tutto nuovo, e dimostra per l’ennesima volta di sapere il fatto suo in campo recitativo. Il film, uscito nelle sale italiane il 4 maggio, vede Dujardin affiancato da un compagno d’avventure, Lellouche, ed è strutturato in vari episodi diretti da diversi registi.

Il primo, Prologo, è stato diretto da Fred Cavayé: parla di due amici, Fred (Jean Dujardin) e Greg (Gilles Lellouche), entrambi con un matrimonio in crisi i quali tradiscono le rispettive mogli e cercano di coprirsi le spalle a vicenda.

L’episodio seguente si intitola Bernard; diretto da Alex Courtès, vede Bernard (Lellouche) “bloccato” in ospedale a causa di una donna che viene subito scoperto dalla moglie.

Il terzo invece è stato diretto da Michel Hazanavicius, regista pluripremiato di The Artist il quale, anche stavolta, realizza un prodotto cinematografico che vede come indiscusso protagonista Dujardin. La coscienza pulita ci mostra le vicende di un uomo un po’ sfortunato, Laurent, che non riesce più ad attirare a sé le donne come un tempo ed è, per questo motivo, invidioso di un suo collega in sedia a rotelle, Antoine (Lellouche), che invece ne fa “scorta” con la sua evidente sicurezza.

Invece Éric Lartigau ha diretto Lolita. La storia è basata sulla vita di un dentista, Éric (Lellouche), uomo nel pieno di una crisi di mezz’età che frequenta una  fresca diciannovenne – la quale in passato è stata una sua stessa paziente – per sentirsi più giovane.

Il quinto episodio rivede alla regia Courtès e mostra la partecipazione al cast di un altro volto noto. Si intitola Thibault e racconta di un marito (quasi) perfetto (Guillaume Canet) che cerca in tutti i modi di disfarsi degli oggetti lasciati in casa dall’amante di turno, prima del ritorno della sua cara mogliettina.

La domanda è stato diretto da Emmanuelle Bercot, l’unica donna alla regia nel film. Rappresenta il rapporto molto intimo e sincero di una coppia di coniugi (interpretati da due attori che sono innamorati anche nella vita reale, Alexandra Lamy e Jean Dujardin) i quali cercano di chiarirsi sul tema dell’infedeltà dopo una cena con amici.

Il terzultimo e il penultimo episodio, Simon Gli infedeli anonimi, sono stati entrambi diretti da Courtès. Il primo vede Simon (Manu Payet) colto in flagrante a tradire la moglie con una donna che potrebbe essere sua madre; invece il secondo vede radunati alcuni degli infedeli dei precedenti episodi in un’unica stanza i quali, guidati da una terapeuta (Sandrine Kiberlain), cercano di far luce alla loro dipendenza dal tradimento.

Las Vegas invece è stato diretto dagli stessi Lellouche e Dujardin che rivestono nuovamente i panni di Fred e Greg e stavolta lo scenario non è più Parigi ma, per l’appunto, Las Vegas, e ci regalano un finale sorprendente ed esilarante con un risvolto differente rispetto a quello degli episodi precedenti.

La pellicola francese è un ritratto delle motivazioni mediamente fornite dagli uomini in merito all’adulterio. Mostra la loro continua ricerca di sé stessi e di quel briciolo di giovinezza che non vorrebbero vedere andar via. Tra le ragioni esposte dai protagonisti vi è quella del tradimento come via di fuga da un matrimonio quasi distrutto anche a causa dei problemi economici in tempi di crisi. Il film non è soltanto una rappresentazione del mondo maschile; infatti risulta essere interessante agli occhi delle spettatrici anche il punto di vista dell’unica protagonista femminile posta in rilievo, interpretata da Alexandra Lamy. Quest’ultima, nell’episodio La domanda, mette in ombra Dujardin e assume la figura della moglie desiderosa di un rapporto privo di scheletri nell’armadio con il proprio compagno, mettendosi in gioco per la prima volta nella loro vita di coppia, ricevendo e svelando attimi di intensa sincerità.

Gli infedeli segue la scia delle commedie francesi in circolazione, mirando ad un pubblico internazionale. A tratti esagerato (ricordandoci quanto il cinema americano influisca in quello europeo) e a tratti più realistico, ci guida non solo alla risata ma anche alla riflessione.

Trailer: 

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