The Lady (Luc Besson, 2011)

<<C’era una volta una bellissimo paese: la Birmania. Ovunque andavi c’erano foreste di teck e di ebano, tigri nelle giungle e mandrie di elefanti nelle pianure. Bellissimi zaffiri blu come il cielo, rubini rossi come le guance delle donne. Gioielli che anche una principessa si sognerebbe.>>

<<E poi?>>

<<In realtà questa è una storia triste. Sono arrivati dei soldati da molto lontano e hanno rubato tutto ciò che c’era di prezioso. Così siamo diventati molto poveri.>>

Il regista parigino Luc Besson con The Lady – uscito nelle sale italiane il 23 marzo 2012, a pochi giorni di distanza dalle nuove elezioni in Birmania – ha voluto portare sul grande schermo la vita vissuta sino ad ora da Aung San Suu Kyi.

Il film si apre a Rangoon (Birmania) e l’anno è il 1947: una bambina di appena due anni, dopo aver salutato il padre, si addormenta nella sdraio in giardino in attesa del suo ritorno a casa; scopre solo più tardi che l’uomo, il Generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, è morto per mano dei suoi rivali politici. Questo piccolo frame della sua infanzia viene chiuso bruscamente per far capo alla vita adulta della protagonista. Il suo nome è Aung San Suu Kyi (Michelle Yeoh), da tempo vive ad Oxford (Inghilterra) con suo marito Michael Aris (David Thewlis), professore di storia dell’Asia all’università, e i suoi due figli Alexander (Jonathan Woodhouse) e Kim (Jonathan Raggett), e in questo momento della sua vita sta scrivendo un libro sulla storia di suo padre. Sino a quel momento ha condotto una vita serena, ma ben presto riceve due brutte notizie: la prima direttamente dai telegiornali che ritraggono il suo paese natale in lotta contro il regime militare instaurato dal generale Saw Maung; la seconda riguarda sua madre, Khin Kyi (Marian Yu), ora gravemente malata. Quest’ultimo avvenimento conduce Suu a partire subito per la Birmania.
A Rangoon ormai si respira tensione e la donna la percepisce sopratutto quando si trova all’ospedale in cui l’anziana madre viene assistita. L’armata del generale ha sollevato una sommossa nella struttura con l’intenzione di punire gli oppositori e Suu si ritrova così ad assistere immobile a violenze sanguinolente. E’ da questo momento che lei diventa per tutti l’ ‘orchidea d’acciaio’ e, influenzata dagli insegnamenti di Ghandi, decide di lottare con la non-violenza attraverso la fondazione della Lega Nazionale per la Democrazia,vincendo le elezioni nel 1990 anche se poi i voti sono stati annullati da parte del regime.

La sua opposizione, ormai forte, spinge i generali a darle un ultimatum: lasciare il paese per sempre e ritornare dalla sua famiglia o stare agli arresti domiciliari. Si rende conto che non può abbandonare il suo paese proprio in quel momento, e così comincia la lunga relegazione in casa. Da quel momento anche i rapporti con la sua famiglia diventano difficili, sopratutto per via del fatto che molteplici volte sono stati negati i visti di suo marito e dei suoi due figli. Questi ultimi cercano di aiutarla nella sua causa parlando del suo operato al resto del mondo tanto che, nel 1991, la donna vince il premio Nobel per la pace.


Una volta terminata la reclusione le cose sembrano andar meglio, ma ben presto il destino della protagonista viene stravolto da un avvenimento che la porta a raggiungere l’apice della sofferenza, e la condiziona a tal punto da proseguire con tenacia il suo progetto in onore di tutto il popolo birmano e della sua stessa famiglia.

La sceneggiatura del film, scritta e sviluppata da Rebecca Frayn nel corso di tre anni di ricerche, oltre a descrivere lo scenario politico e storico della Birmania, mira soprattutto a ritrarre l’umanità e la fragilità di una donna che, sin dalla tenera età, si è ritrovata ad affrontare una realtà critica e caotica. Besson, innamoratosi della sceneggiatura, ha accettato immediatamente la proposta della scrittrice di dirigere il film e ha pensato subito a Michelle Yeoh per la parte di Suu. L’attrice cinese-malese, per interpretare fedelmente la protagonista, ha studiato il birmano, ma sopratutto lo sguardo e la postura della donna, elementi che rivelano il suo modo d’essere molto più delle parole. La Yeoh è stata l’unica ad incontrare personalmente Aung San Suu Kyi, anche se ciò l’ha portata ad essere bandita dalla Birmania. Per quanto riguarda invece la figura di Michael, gli elementi per ricostruire il suo ritratto sono pochi e sono stati captati grazie ad un breve filmato in cui egli si mostra come un uomo che, a detta del regista, sembra “un po’ allegro e un po’ brillo”. Questa parte è stata affidata a David Thewlis, conosciuto da tutti per aver interpretato Remus Lupin in alcuni dei film della saga di Harry Potter, e che in questo film mostra a pieno il suo talento e la sua capacità di interpretare ogni tipo di ruolo. L’attore britannico è infatti riuscito a rendere il marito di Suu il suo co-protagonista e il suo punto di forza.

Besson, per entrare meglio nell’ottica della storia, si è servito di documenti rilasciati da Amnesty International e di filmati messi a disposizione da giornalisti internazionali; questi ultimi gli hanno consentito di ricreare non solo scenari e costumi, ma anche di trovare il modo di trasmettere al pubblico parte delle ingiurie che avvengono realmente in terra birmana e di come il popolo vede Suu. A questo proposito, il regista afferma:<<Non ho avuto grande fortuna. I birmani non parlano mai di Suu, non pronunciano nemmeno il suo nome. Semplicemente, la chiamano The Lady, la signora. Sono un popolo che ha paura. E che viene controllato dalla mattina alla sera.>>

The Lady è un film coinvolgente, che non lascia sentire il peso della sua lunga durata, ma anzi consente al pubblico occidentale di avvicinarsi a ciò che accade nel mondo asiatico in punta di piedi.

Trailer: 

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