Il Castello Nel Cielo (1986 – 2012): la natura, la scienza e lo sfruttamento dell’uomo.

E’ uscito questi giorni nelle sale italiane Il Castello Nel Cielo, scritto e diretto da Hayao Miyazaki. Il film è stato ridoppiato per essere ridistribuito, in quanto il suo anno di produzione è 1986 con il nome di Laputa – Castello nel cielo (Tenkū no shiro Rapyuta).

Sheeta viene rapita dall’esercito perché in possesso di una pietra leggendaria, la Gravi-Pietra, che deriva da Laputa, una piccola isola volante che quasi nessuno ha mai visto. Anche i pirati dell’aria (dal momento che gran parte del film si svolge in aria) cercano la pietra,  grazie alla quale Sheeta riesce a salvarsi quando, scappando, precipita nel vuoto e atterra nelle braccia di Pazu, un suo coetaneo. Da questo momento inizia la folle ricerca dell’isola volante.

Il Castello Nel Cielo si ispira liberamente alla terza parte della famosa opera di Jonathan Swift, I Viaggi di Gulliver, citata brevemente anche nel film.

Il film mostra dalle prime scene una società quasi uguale alla nostra, volta al progresso instancabile, industrializzata e suddivisa in lavoratori, ricchi e ladri. Insieme al progresso e a uno dei temi cari all’animazione di Miyazaki, la natura, vediamo anche la conoscenza. L’isola, infatti, è una custode di scienza e di natura allo stesso momento, come chiara manifestazione di una società molto più progredita di quella contemporanea al film (sebbene si sia estinta 700 anni prima) e più essenziale. La conoscenza e la natura sono ciò che nobilita l’uomo, e che quest’ultimo con tanta stupidità ha saputo sfruttare fino a dimenticarsi del loro valore. Laputa presenta, per tale motivo, la simbiosi fra la bellezza di una terra pura e originale, con le sue acque e le sue brevi radure, e la modernità, rappresentata da robot di animo puro che si preoccupano di preservarne la naturalezza. La stessa protagonista sottolinea, in una delle scene clue, questo concetto:
“Per quante spaventose armi si possano brandire, per quanti poveri robot si possano comandare, vivere separati dalla terra non è possibile!”

La parte musicale della pellicola, come in ogni film del disegnatore nipponico, completa la storia. Si presentano qui musiche leggere che fungono da parte integrante delle scene di massima calma, in cui ci si immagina di stare su una radura sterminata e essere accarezzati dal vento, e scene progressive in cui c’è in corso una lotta o una sommossa.

Guardatelo senza pensarci due volte, che ne vale la pena!!!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...