Settimana a tema: zombie. 28 Giorni Dopo.

Guerriglia urbana, pestaggi, assalti, paura, violenza e rabbia. Queste sono le immagini con cui si apre 28 Giorni Dopo. Forse non a caso, ma andiamo per gradi.

28 Giorni Dopo è un film del 2002, diretto da Danny Boyle (il regista di Trainspotting e Slumdog Millionaire, tra i più popolari) e scritto da Alex Garland. Si potrebbe catalogare come film horror, ma personalmente trovo riduttivo inserirlo in un filone che nasce per spaventare e inquietare, senza considerare sfumature più sottili e profonde. La trama può apparire come una storia già sentita più volte in diversi film, e, ultimamente anche in tv: un gruppo di persone tenta di sopravvivere a un contagio. Un virus si sta propagando, trasformando ogni essere umano in un morto vivente.

I primi minuti del film ci mostrano come il virus si sia propagato: molto semplicemente un gruppo di animalisti s’intrufola nel Cambridge Primate Research Center per liberare delle scimmie impiegate per una serie di esperimenti. Un ricercatore cerca di dissuaderli spiegando loro che le stesse scimmie erano state sottoposte ad alcune somministrazioni di un virus infettivo, un ceppo della rabbia. Incuranti del pericolo, gli attivisti liberano comunque le cavie che, spinte da incontrollabile violenza, si avventano sugli animalisti mordendoli e contagiandoli a loro volta, trasformandoli così, in brevissimo tempo, in zombie.

28 giorni dopo siamo catapultati in una Londra completamente deserta e silenziosa, da far rabbrividire. Un ragazzo, Jim (Cillian Murphy), si risveglia in ospedale completamente solo. Vederlo vagare per le strade vuote di Londra, rivestite di foto di persone scomparse, di vecchi quotidiani dai titoli maiuscoli che gridano “EVACUATION” è terrificante. Il silenzio e la mancanza totale di dialoghi per i primi minuti del film, rendono l’ambientazione apocalittica ancora più devastante.

Il cammino di Jim prosegue in una città completamente dominata dai non morti. Quando ormai la speranza di ritrovare sopravvisuti è minima, Jim s’imbatte  in altri sopravvissuti: Mark e Selena prima, Frank e Hannah poi. Proprio quest’ultimo spinge il gruppo ormai stremato dalla lotta quotidiana alla sopravvivenza e in mancanza ormai di cibo e acqua, a spostarsi verso Manchester. Il luogo da raggiungere era stato deciso da Frank in seguito all’ascolto di un messaggio radio dell’esercito britannico, che recitava appunto che una base militare era stata costruita a Manchester e che l’esercito era in possesso di una cura per il virus.

L’incontro con l’esercito britannico e in particolare con il Maggiore Henry West (Christopher Eccleston, Doctor Who?) non è dei migliori. Ed è forse la riflessione che nasce da questo incontro/scontro con la cruda realtà dell’esercito, una delle varie cose che rende 28 Giorni Dopo diverso da un qualsiasi film horror. Le immagini di violenza a inizio film sono, secondo me, un indizio del fatto che il regista vuole far riflettere lo spettatore sulla rabbia, sulla follia innata e non solo su quella indotta da un virus. Perché aver paura di rabbia e violenza di esseri morti quando infondo la vera follia, la reale brutalità abita in noi viventi? Trovarsi a difendersi da persone umane, vive, quando ti trovi nel bel mezzo di una catastrofe come quella descritta, è davvero disarmante.

Il film, soprattutto nella prima parte, offre un lungo susseguirsi di attacchi da parte degli zombie, creando forte tensione e un’angoscia davvero insostenibile, per saziare la fame degli amanti del genere horror. La seconda parte invece, credo voglia far riflettere lo spettatore, sulla società, sulla paura, sulla speranza. Volontariamente non descrivo nei minimi dettagli la trama del film, proprio perché credo sia assolutamente da vedere per gli spunti più o meno percepibili che fornisce.

Punti di forza sono sicuramente le sovrastrutture della narrazione: la musica e le immagini. La colonna sonora incalzante, energica che accompagna ogni scena in maniera coerente, è perfetta perché riflette fedelmente le emozioni che scaturiscono dalle immagini. La regia appare molto grezza e naturale, proprio per dare un senso di realtà, di brutalità al pubblico, come se in alcuni momenti fossero immagini quasi amatoriali.

28 Giorni Dopo è un film convincente e per niente scontato, ricco di tensione e di opportunità di riflessione. Non mancano i momenti un po’ più splatter e i momenti, come li chiamo io, da “mani sugli occhi” o da “stretta di cuscino” per il terrore o per il disgusto, ma non scarseggiano nemmeno istanti più sentimentali e sarcastici. Credo che in questo caso la zombie apocalypse sia un pretesto per raccontare in modo estremizzato la società odierna e per trasmettere un senso di solitudine e angoscia che spesso tormenta, in modo assolutamente diverso, molte persone.

Una considerazione a parte va fatta per il protagonista del film, l’agghiacciante. (dico agghiacciante perché i suoi occhi azzurri sono sempre stati per me fonte di attrazione ma anche di profonda inquietudine), Cillian Murphy. Cillian Murphy è un bravissimo attore irlandese, ancora troppo snobbato e rilegato a piccoli ruoli che non rendono giustizia alla sua classe e alla sua capacità. Se non lo conoscete o lo conoscete poco, beh, rimediate.

Ultima cosa, se 28 Giorni dopo vi è piaciuto e non ne avete abbastanza, non avventatevi sul sequel. 28 Settimane Dopo è un patetico e mediocre tentativo di omaggiare un regista come Danny Boyle, niente a che vedere con il suo predecessore.

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