A Teatro: Viaggio al Termine della Notte.

Ispirati da una voce camaleontica, che racchiude in sé un narratore e contemporaneamente due protagonisti, due musicisti hanno composto delle musiche da accorpare alle parole provenienti dalla penna di uno dei letterati più controversi della Francia del Novecento.

E’ così che Teho Teardo (compositore di colonne sonore per film e documentari) insieme ad Elio Germano (attore italiano, di cinema e teatro riconosciuto anche all’estero per film quali La nostra vita) e alla violoncellista Martina Bertoni hanno reso omaggio, in gran parte dei teatri italiani, ai passi cruciali di una delle opere più celebri di Louis-Ferdinand Céline: Viaggio al termine della Notte.

Lo spettacolo, della durata di circa 50 minuti, ci regala riflessioni non solo sulla vita e la morte, ma anche sulla natura ambigua dell’uomo e sui dettami della società nello scenario della Prima Guerra Mondiale e del boom economico americano che si propagò sino agli anni ’20.

Con l’utilizzo di due differenti microfoni, l’attore di Thom Pain (basato sul niente)1 inscena un dialogo tra Bardamu e Robinson. Il primo (che è anche il narratore della vicenda), è un giovane vagabondo che si sente inadatto all’interno del suo stesso mondo e in tono talvolta ironico, talvolta esasperato esprime il suo pessimismo; il secondo invece è uno degli uomini che Bardamu incontra e con il quale condivide il bene e il male del suo percorso, tra la partecipazione alla grande guerra e i suoi studi per diventare medico nella Parigi di inizio secolo.

Quello che l’attore ci vuole far recepire, durante la rappresentazione, è la sua intenzione di riportare in vita lo stesso Céline. Ci mostra come l’autore vede i suoi personaggi, come se ne impossessa, e la scrittura compulsiva e intensa che lui immagina abbia messo in atto, seduto su una scrivania, alternando la luce fioca di una lampada al buio più intenso che regalano al nostro immaginario quei vicoli stretti dai quali si possono scorgere particolari cruenti. Bombe che cadono, proiettili che girovagano per aria, in un “frastuono” musicale ricreato ad hoc da Teardo e Bertoni. Quella che accompagna la pausa tra uno stralcio e l’altro è una melodia che ci porta in mezzo alla povertà, al sangue versato, alla malinconia e alla disperazione della popolazione di una Parigi che piange, in una rappresentazione che gli stessi protagonisti e produttori dello spettacolo definiscono “hard-core” e minimale. Senza alcuna pretesa lasciano allo spettatore la libertà di restare ad ascoltare o andar via, per un teatro libero e aperto ad ogni emozione, da quelle negative a quelle positive.

 

1A proposito di Thom Pain (basato sul niente) vi rimando a questo link, per chiarimenti: http://www.teatrailer.it/spettacoli/thom-pain-basato-sul-niente.

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