American Indie Movies On the Road: Little Miss Sunshine, The Go-Getter, Sideways.

Ciascuno di noi, nella propria vita, spesso si affida al viaggio per trovare la risposta ad una domanda che lo sta trattenendo, infastidendo, distruggendo. Il viaggio, in sé, è un’esperienza che viene fatta perché si ha voglia di un cambiamento, di un rinvigorimento, di un assaggio di una realtà paesaggistica e pensante diversa da quella che si vive nella quotidianità. Talvolta è la soluzione per lasciarsi andare, per poter vivere la normalità con qualche consapevolezza in più, per poter ricredere nella vita e nelle piccole cose.

E’ questo che i personaggi dei film indipendenti di cui andrò a parlare vogliono farci capire.  Sono delle pellicole dal gusto retrò, composte da pochi elementi, bravi attori e curiose avventure da raccontare. Hanno avuto, inoltre, il potere di lanciare o confermare attori oggi molto richiesti (Paul Dano, Abigail Breslin, Steve Carell e Zooey Deschanel per menzionarne alcuni).

Se dovessi fare una classifica, partirei innanzitutto col presentarvi Little Miss Sunshine, pellicola vincitrice di numerosi premi internazionali (tra i quali BAFTA Film Awards, Independent Spirit Awards), del 2006, scritta da Michael Arndt e diretta da un magico duo che da sempre collabora nella realizzazione di numerosi video musicali di band note quali Smashing Pumpkins (“Tonight, Tonight”, “1979”, “Perfect” ) e Red Hot Chili Peppers (“Other side”, “Road Trippin’”, “The Zephyr Song”, “Californication”), ossia Jonathan Dayton e Valerie Faris

Il film racconta la storia di una famiglia allargata un po’ incasinata e fuori dalle righe di Albuquerque (New Mexico): gli Hoover

Il padre, Richard (Greg Kinnear), sta cercando di crearsi una carriera come life coach attraverso conferenze e la stesura di un libro basati sui nove passi per raggiungere il successo, grazie all’aiuto di un editore di sua conoscenza. E’ talmente preso da questi nove passi che cerca di imporli anche a tutti i membri della sua famiglia. La madre, Sheryl (Toni Collette), è una donna molto premurosa e attenta alla propria famiglia, desiderosa di un futuro fatto di certezze economiche ed è proprio per questo motivo che spesso si ritrova a battibeccare con suo marito, convinto di avere le giuste carte per sfondare e per vivere una vita da “vincitore”. Sheryl decide anche di accogliere in casa suo fratello Frank (Steve Carell): gay, “genio” della letteratura, famoso per essere stato uno dei massimi studiosi di Marcel Proust, appena uscito da una clinica dopo essere stato salvato da un tentato suicidio dovuto al rifiuto da parte dell’uomo di cui era innamorato che preferiva stare con il suo rivale, e al licenziamento  da parte dell’università per cui lavorava. A prendersi cura di lui durante la notte sarà il nipote Dwayne (Paul Dano), che ha deciso di fare un voto di silenzio che manterrà sino a quando non raggiungerà il suo obiettivo: diventare pilota di aerei. Comunica attraverso la stesura di bigliettini, talvolta descrivendo anche i sentimenti che prova per gli altri con frasi brevi e concise, e passa il tempo leggendo i libri di Friedrich Nietzsche. Nonostante il suo lato ribelle, dimostra di provare un profondo affetto per sua sorella minore, Olive (Abigail Breslin), bambina di sette anni che scopre di poter partecipare al concorso di bellezza “Little Miss Sunshine”, in California, per il quale si era allenata tantissimo grazie anche a suo nonno, nonché padre di Richard, Edwin (Alan Arkin), veterano della seconda guerra mondiale che era stato sfrattato da una casa di riposo perché faceva uso di eroina. Decidono così di partire con il loro Volkswagen T2 Microbus giallo, in modo da starci tutti, e poter essere tutti presenti al concorso per dare sostegno alla bambina. E’ questo l’inizio delle disavventure, della scoperta di verità amare che, però, porteranno la loro vita ad una svolta e a una conoscenza più profonda di loro stessi e delle persone che stanno loro vicino. 

Il cast è ricco, in tutti i sensi, è perfetto, e riesce a dare la giusta espressione al film. E’ una pellicola variopinta in cui il colore delle immagini fa da giusto contrasto all’umore dei protagonisti per tutto il corso della storia. Il messaggio del film è coinvolgente quanto veritiero: bisogna sempre provarci, mai arrendersi, e nella vita bisogna anche trarre vantaggio dai momenti bui. A questo proposito, concludo la discussione su Little Miss Sunshine con due citazioni: 

  • Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent’anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente. (Frank, rivolto a Dwayne)
  • Sai una cosa? Vaffanculo i concorsi di bellezza! In fondo, la vita è tutta un fottuto concorso di bellezza dopo l’altro. Il liceo, l’università, poi il lavoro… vaffanculo! E vaffanculo l’accademia aeronautica! Se voglio volare il modo per volare lo troverò. Fai la cosa che ami e vaffanculo il resto. (Dwayne, rivolto a Frank)

Il secondo film “on the road” di cui voglio parlarvi è The Go-Getter (meglio conosciuto in Italia come American Sunshine).  Scritto e diretto da Martin Hynes, ha debuttato al Sundance Film Festival nel Gennaio del 2007 ed è stato poi distribuito in un numero limitato di sale cinematografiche. 

In un giorno qualsiasi in cui le riflessioni facevano da collante alla giornata, a Eugene (Oregon), il diciannovenne Mercer White (Lou Taylor Pucci) decide di andare a chiedere in prestito la divisa da lavoro del suo amico musicista (per i fan degli She and Him si tratta di M. Ward, che ha realizzato anche tutta la colonna sonora di questo film), di fingersi un dipendente, di rubare una Volvo dal parcheggio dell’autolavaggio e partire in viaggio alla ricerca del suo fratellastro Arlen (Jsu Garcia), che non vede da quando aveva cinque anni. Lo scopo del viaggio è quello di comunicargli che la madre è venuta a mancare e di chiedergli se voleva partecipare allo spargimento delle ceneri insieme a lui in Louisiana.

Dopo i primi chilometri, sente un cellulare squillare e scopre che si tratta della padrona dell’auto, Kate (Zooey Deschanel), che gli consente di usare la macchina a patto che le racconti tutto ciò che accade durante il suo viaggio. E’ così che possiamo notare che, nonostante lei non appaia da subito fisicamente accanto a lui, sarà la sua instancabile compagna di viaggio, il sottofondo di ciascuna tappa, e lui a poco a poco ne rimarrà sempre più affascinato.

La prima tappa è Shelter Cove (California), una piccola comunità formata da artigiani vasai bohémien dove suo fratello viveva tanto tempo prima; qui scopre che si è trasferito a Reno (Nevada). Decide così di passare prima per Fallon, dove incontrerà una sua vecchia “cotta”, Joely (Jena Malone).  Lei decide di accompagnarlo sino a Reno e al loro arrivo fanno un viaggio “astratto” dovuto all’assunzione di ecstasy; è con lei che il giovane sperimenta per la prima volta il sesso.  La mattina seguente si dirige all’indirizzo della vecchia abitazione di Arlen e ancora una volta scopre che suo fratellastro si è trasferito, più precisamente a Sacramento (California), e lavora in un negozio d’animali.  Nel frattempo Joely incontra suo cugino Buddy (Colin Fickes) e l’amico Rid (William Lee Scott) e chiede poi a Mercer se può dar loro un passaggio sino a Mojave. Prima di ripartire si fermano in un motel e, mentre prende il borsone dal bagagliaio, trova un tesserino con tanto di foto e finalmente riesce a dare un volto alla dolce e simpatica Kate. Prima di entrare nella stanza, capisce che Joely, Buddy e Rid vogliono soltanto approfittarsi di lui, così prende le chiavi e tenta di scappare. Viene però fermato e gli viene rubata l’auto che riuscirà poi a recuperare grazie all’aiuto di un venditore di liquori che ha incontrato facendo l’autostop.

Una volta arrivato a Sacramento scopre, nuovamente, che Arlen non è presente e, appena si ritrova di fronte alla macchina trova un intruso: nientemeno che la stessa Kate che gli farà compagnia per le rimanenti tappe. 

Il viaggio, in questo caso, non è soltanto un metodo che il personaggio adotta per scoprire lati di sé stesso che prima non conosceva, ma é anche un pretesto per risolvere delle questioni lasciate in sospeso di vitale importanza (ritrovare il proprio fratellastro e accettare la morte della madre attraverso lo spargimento delle ceneri). 

Il film è semplice e allo stesso tempo creativo, sopratutto per le tecniche utilizzate per rappresentare i dialoghi tra i due protagonisti principali (ricordiamo, ad esempio, la scena in cui Mercer e Kate chiacchierano al telefono e lei viene rappresentata come seduta nel sedile posteriore dell’auto e, ogni volta che la parola passa a lei, la lampadina che porta sulla fronte si illumina), la fotografia e l’omaggio ad alcuni classici del cinema (come nella scena in cui Mercer, Joely e Kate ricostruiscono la scena di danza di Bande à part, film del 1964 diretto da Jean-Luc Godard). 

Il terzo e ultimo film che voglio proporvi é Sideways, (nel titolo italiano si sono limitati ad aggiungere accanto al titolo In viaggio con Jack). Film del 2004, basato sull’omonimo romanzo di Rex Pickett, diretto da Alexander Payne già famoso per About Schmidt (A proposito di Schmidt), ha ottenuto molti riconoscimenti sopratutto come Miglior sceneggiatura non originale da parte di alcune delle migliori organizzazioni di critica cinematografica (come, ad esempio, quelle dei Golden Globe e dei BAFTA).

Miles (Paul Giamatti) è un insegnante d’inglese neo-divorziato, aspirante scrittore ed esperto enologo, che decide di portare con sé, per una settimana, il suo migliore amico e famoso attore, Jack (Thomas Haden Church), per poter festeggiare il suo addio al celibato a base di buon vino e paesaggi californiani in aperta campagna, nella zona vinicola di Santa Ynez Valley. Poco dopo il loro arrivo, i due incontrano Maya (Virginia Madsen), cameriera del ristorante preferito di Miles, donna con la quale lui chiacchiera spesso non solo del suo presunto libro ma anche a proposito dei vini, forte passione che i due hanno in comune. Miles ha da sempre avuto una cotta per lei, e Jack riesce a leggerglielo subito negli occhi. Il giorno seguente incontrano anche Stephanie (Sandra Oh), la migliore amica di Maya, nonché enologa dell’azienda vinicola in cui si recano, giovane ragazza-madre che da subito si fa affascinare da Jack che, per quella settimana, vorrebbe lasciarsi andare nei suoi ultimi giorni da uomo “libero”. Stephanie organizza così un’uscita a quattro in cui Jack riesce ad entrare da subito nel cuore della donna e Miles muove i primi passi nei confronti di Maya, scoprendo che anche lei è divorziata. 

A poco a poco i sentimenti crescono ma le disavventure non mancano, com’è giusto che sia. Miles si lascia sfuggire durante una fuga romantica con Maya che il suo caro amico, in realtà, sta per sposarsi con un’altra. Lei, sentendosi ferita, inoltra una brutta discussione con Miles, lasciandolo, per poi andare subito dall’amica a rivelargli il terribile segreto.

Il film ovviamente non finisce così, ma anche stavolta mi fermo nel racconto della trama sino ad un certo punto della storia. Altrimenti vi toglierei quella minima curiosità che spero di aver suscitato in voi con questo post. 

Questa volta il viaggio ha come obiettivo quello di trascorrere una divertente settimana con il proprio migliore amico, ma, allo stesso tempo, ci lascia un gusto dolce-amaro, come quello del vino. Ci fa capire come, nonostante tutto, saremo sempre disposti ad aiutare un amico, anche quando gli abbiamo ripetuto centomila volte che è in torto. 

L’ho trovato carino, divertente, molto reale e umano. E’ difficile trovare dei film che parlino di situazioni riscontrabili anche nella realtà. Viene mostrata tutta la bellezza e la fragilità dell’essere umano, come esso è incline a grossi errori e come impara a rimediare, a crescere e a migliorarsi. 

Per quanto riguarda le curiosità, mi ha fatto tanto piacere scoprire che Santa Ynez Valley, grazie al successo del film, ha visto incrementare il proprio flusso turistico. Inoltre, ho trovato molto interessante vedere Sandra Oh nei panni di un personaggio differente da quello della Dottoressa Yang a cui sono, oramai,  abituata. E qualcuno forse non sa che, proprio la rottura amorosa dal regista Alexander Payne, l’ha spinta dritta dritta da Shonda Rhimes e dal suo prodotto di successo, ormai all’ottava stagione, Grey’s Anatomy.

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