Chiara Moscardelli – Volevo essere una gatta morta

Einaudi – Stile libero Extra
pp. 248
€ 13,50
ISBN 9788806198299

Goffa, spontanea, sempre al verde.
Chiara ha una fede incrollabile nell’amicizia e la più totale incapacità di ideare strategie di conquista.
È tutt’altro che una gatta morta.
Ma in amore, si sa, solo le gatte morte vincono sempre.
Una catena di disavventure buffe e grottesche.
La rivelazione di un innato talento comico.

Chiara Moscardelli è nata a Roma, ha 38 anni e lavora a Milano come addetta stampa. Questo è il suo primo romanzo, totalmente autobiografico. Il titolo è chiaro e accattivante, e incuriosisce le non appartenenti alla categoria gatta morta.

Chiara nella sua vita ne ha conosciute tante ma, solo dopo tante fregature, ha imparato a riconoscerle e forse un po’ a contrastarle. Lei è nata podalica, non sa mai come comportarsi con gli uomini ed è sempre rimasta in piedi al gioco della sedia. In compenso ha degli amici straordinari e totalmente pazzi, e questo l’aiuta a resistere.
Con uno stile di scrittura chiaro e diretto l’autrice ci racconta la sua vita, complice un’ironia irresistibile che, non poche volte, ci porterà a piangere per le troppe risate. Una donna come tante: che non riesce a stare a dieta, che dorme col pigiamone e i calzini, che deve necessariamente fare tre cerette al mese e non sopporta di essere sempre “la donna con la quale si può parlare di tutto” dato che alla fine gli uomini con i quali esce si innamorano di un’altra.
Un romanzo divertente che si legge tutto d’un fiato e che ci lascerà con un’amara certezza: contro la gatta morta non ci sono armi!

Un piccolo estratto dal capitolo Quando una nasce podalica.

Tornando alla domanda fondamentale: come sono arrivata a questo punto?
Perché ho messo su un fisico da ottantenne e piango ogni volta che vedo la pubblicità del Mulino Bianco? Perché vado sempre ai matrimoni degli altri, rigorosamente sola, e capito ai tavoli dove ci sono solo coppie?

Insomma, come sono arrivata a questo punto? Facciamo un passo indietro. Avete mai la sensazione di essere tutte sbagliate? Io, per esempio, devo essere nata sotto una cattiva stella. Fin da bambina mi sentivo sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Forse, il modo in cui sono venuta al mondo è stato la causa di tutto. Durante i nove mesi di gravidanza so di essere stata imperdonabile e so pure che, al momento del parto, non mi sono posizionata correttamente, pronta a uscire. Questo perché, a quanto pare, non ritenevo opportuno nascere. Avevo intuito quello che sarebbe successo. Ero podalica. I dottori per costringermi a uscire da lí avrebbero dovuto faticare parecchio. Girarmi all’interno della pancia di mia madre e poi cercare di farla partorire. Forse lí dentro, acciambellata e con tutti i confort, avevo percepito quello che in vita sarei diventata, o meglio, quello che non sarei mai diventata: una gatta morta.

E per gatta morta intendo una categoria di donna verso la quale gli uomini hanno una particolare propensione e contro cui non c’è niente da fare, perché lei vince, vince sempre. La gatta morta è furba, determinata e ha come unico scopo quello di catturare l’uomo che fin dall’inizio ha individuato, puntato e strategicamente sedotto. La gatta morta riesce a essere perfetta in ogni circostanza, si ubriaca con un sorso di birra senza però mai essere scomposta e quando sorride durante una cena non ha mai, e dico mai, l’insalata tra i denti. A me invece è capitato di trascorrere un’intera serata a elargire grandi sorrisi per poi accorgermi, tornata a casa, che alcuni spinaci si erano incastonati cosí bene tra gli incisivi da farmi apparire sdentata. Io dovevo aver capito tutto questo e caparbiamente avevo deciso di non nascere.

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